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MEMORIA DELL’ACQUA
Alcuni nuovi esperimenti pare confermino questa presunta particolarità dell’acqua: la sua capacità di memorizzare la informazioni delle sostanze con le quali viene a contatto.
Il chimico svizzero Louis Rey ha indagato sulla memoria dell’acqua facendo esperimenti con il ghiaccio. Sappiamo che alla base dei rimedi omeopatici c’è questo concetto di “memoria”, cioè che soluzioni acquose, anche diluitissime, di un composto, mantengono la presenza effettiva del principio attivo di cura del composto stesso.
L’esperimento ed il lavoro di Rey è stato pubblicato sulla rivista scientifica “Physica A” nel maggio 2003.
Il chimico svizzero ha esaminato un campione d’acqua con la “termoluminescenza” ( L’acqua se viene congelata e poi riscaldata, emette luce. La misura del tipo di luce emessa viene indicata con un grafico, detto spettro) osservando due picchi di luce a due diverse temperature.
Applicando lo stesso esperimento ad acqua mescolata con cloruro di litio, Rey ha notato che il secondo picco di luce era scomparso ( questo picco è riferito ai legami di idrogeno del ghiaccio, che in effetti vengono distrutti dal cloruro di litio).
Successivamente il ricercatore ha riprodotto l’esperimento diluendo la soluzione fino a 10-30 g/cm³ e agitandola con forza, secondo quanto suggerisce la preparazione dei rimedi omeopatici. A questo livello di diluizione la soluzione è praticamente esente da molecole di cloruro di litio, ma i risultati mostravano ancora ed egualmente la scomparsa del secondo picco di luce. I legami di idrogeno non erano stati distrutti, ma in ogni caso “segnalati” dalla soluzione omeopatizzata.