 "Non si vede bene che col cuore; l'essenziale è invisibile agli occhi".
ANTOINE DE SAINT-EXUPÉRY
L’Insegnamento del Bodhicitta
Chitta significa "mente" e anche "cuore" o "atteggiamento". Bodhi significa "risvegliato", "illuminato" o "completamente aperto.
Quanta Paura ci crea il dolore e la sofferenza…
Non permettere alle circostanze della vita di indurirti tanto da diventare colmo di risentimento e di paura, ma lascia che ti ammorbidiscano e ti rendano più gentile e più aperto a quello che ti fa paura. Senza rendercene conto, ci proteggiamo continuamente da ogni forma di dolore, perché ci fa paura. Ci circondiamo di mura protettive, fatte di opinioni, di pregiudizi e di strategie, barriere costruite sulla profonda paura di venire feriti. Queste mura sono ulteriormente fortificate da ogni genere di emozioni: rabbia, desiderio, indifferenza, gelosia e invidia, arroganza e orgoglio.
Ognuno di noi si avvale di una varietà di tattiche abituali per evitare la vita così com'è!
La verità è, però, che proprio in mezzo alla sofferenza, durante i periodi più duri, possiamo entrare in contatto con il nobile cuore di bodhicitta.
Non dobbiamo evitare l'incertezza e la paura, ma come relazionarci al disagio. Impariamo ad analizzarci: come viviamo con le difficoltà, con le nostre emozioni, con gli incontri imprevedibili di una giornata ordinaria?
L’odio non può sconfiggere l'odio. Solo l'amore lo può curare. Questa è un'antica ed eterna legge.
Essere abbastanza compassionevoli da accogliere le nostre paure richiede naturalmente coraggio e sembra del tutto contro l'istinto. Ma è ciò che è necessario fare!
Iniziamo un processo di riconoscimento delle nostre avversioni e dei nostri desideri. Ci familiarizziamo con le strategie e le credenze che usiamo per costruire i muri: Quale storie mi racconto? Che cosa mi repelle e che cosa mi attrae?
Nell'addestramento di bodhicitta diamo il benvenuto anche all'energia vitale delle emozioni. Quando le emozioni si intensificano, di solito proviamo paura. Questa paura è sempre in agguato nella nostra vita. Nella meditazione seduta pratichiamo il lasciar cadere qualsiasi storia ci stessimo raccontando ed entriamo nelle emozioni e nella paura. Così ci addestriamo a stare con l'esperienza della sofferenza emotiva.
Scegliamo, momento per momento, di essere pienamente qui.
L'istruzione è di "toccare e andare". Tocchiamo i pensieri riconoscendoli come "pensiero" e poi li lasciamo andare. È un modo per rilassare la nostra tendenza a lottare, come toccare una bolla con una piuma.
Essenzialmente, la pratica è sempre la stessa: anziché cadere prede di una catena di reazioni di vendetta o di odio di sé, impariamo gradualmente a cogliere la reazione emotiva e a lasciar cadere la trama della storia.
Per concludere… in tutte le attività, quando le cose vanno bene o particolarmente male, ricordiamo di “non cercare di essere il più veloce” e di “abbandonare ogni aspettativa di risultato”…
“non aspettiamoci l’applauso!”
Bettina Pfaff
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