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| LE CREATURE DELL'ACQUA |
 Fate, Folletti, Gnomi, Elfi, Ondine e Spiritelli sono le creature di origine Celtica, di cui, purtroppo, poiché i Druidi non hanno lasciato scritto le loro sapienze, che trasmettevano a voce con canti e racconti, non vi sono testi su cui studiare e approfondire la conoscenza. Così, dopo l’invasione Romana, si sono persi molti insegnamenti dell’Antica religione, che era semplice e spontanea e si basava, più che altro, su idee naturali come la vita stessa.
Per i Druidi, per portare un esempio, l’essere umano non è più importante del resto del mondo, anzi ne fa parte: non è il figliolo preferito dagli dei, ma è solo uno dei tanti figli.
Nel Druidismo, la donna era molto rispettata, infatti era lei che praticava le più importanti cerimonie (famose sono le sacerdotesse delle numerose leggende dell’isola di Avalon, l’isola delle mele).
Al femminile era legata, ovviamente, l'acqua in tutti i suoi aspetti e hanno avuto una notevole importanza le creature dell'acqua, anche se, nel mito di Re Artù, come creatura collegata a quest'elemento, è d'obbligo pensare alla Dama del Lago, colei che ha consegnato ad Artù, Excalibur, la sacra spada.
Ecco come appare nella “Storia di Artù e dei suoi cavalieri” di Malory: “In quel momento una donna passava sul lago, il re chiese chi fosse. "E’ la Dama del lago; sul fondo di questo specchio d’acqua si trova una caverna che ha l’interno decorato con tale ricchezza da renderlo la residenza più piacevole del mondo" gli spiegò Merlino "Ora la Dama si avvicinerà, allora voi dovrete pregarla, cortesemente, di darvi la spada."
Infatti la Dama si diresse verso Artù e lo salutò e il re, dopo aver ricambiato il saluto, le chiese: "Di chi è la spada che quel braccio tiene sull’acqua? Io sono senz’armi e vorrei che fosse mia."
"Essa mi appartiene" gli rispose la Dama "Ma, se mi concederete un dono allorquando ve lo richiederò, sarà vostra.”
Le dame acquatiche, come tutte le dame, possono donare moltissimo: amore, forza, figli, potere, sovranità; ma pretendono rispetto, fiducia e riconoscimento della loro regalità.
L’acqua porta a guardare nel nostro profondo, ci offre la possibilità di riconoscere la creatura sacra che risiede in noi stessi per farla risalire, abbattendo le nostre paure e aiutandoci ad abbandonare tutto ciò che non è utile nella strada che percorriamo, in Terra.
L’acqua é vita e morte, contemporaneamente. Crea e distrugge.
Tutte le culture ne hanno percepito l’importanza, poiché essa accompagna la vita dell'uomo e, come essenza stessa del divino, simboleggia la consapevole unione con i mondi ctonii e con quelli celesti.
Molti miti la collegano alla creazione, perché era considerata la sorgente di ogni forma vivente e vi sono leggende che la collegano all’aldilà: alcune raccontano che il sole si immerge a occidente nell'oceano, dove può riscaldare il regno dei morti, durante tutta la notte.
La psicologia la collega ai livelli profondi della nostra mente, all’inconsapevolezza della nostra personalità. E' il simbolo stesso dell'energia inconscia del nostro essere. E’ necessaria alla vita, le infonde energia e la conserva.
Presso i Celti, l’acqua aveva una funzione molto importante e pozzi e sorgenti avevano un valore di sacralità molto forte.
I santuari che sorgevano accanto alle fonti erano luoghi di guarigione, sia che le acque sgorgassero fresche sia che fossero calde, e quindi curative grazie ai minerali in essa contenuti, come quello dedicato alla Dea Sulis a Bath, in Inghilterra, il più importante santuario collegato ad una sorgente termale.
Sulis, secondo gli studiosi, era una divinità solare ed il suo nome significa sia sole sia occhio. Ecco perché si utilizzavano i fuochi eterni nei suoi santuari; inoltre poiché le sue sorgenti erano termali e calde si rinforza l'ipotesi che Sulis fosse la Dea-sole.
Quando occuparono la Britannia, i Romani ne sostituirono il culto con quello di Minerva Medica.
Sulis era rappresentata, nella statue, come una matrona con vesti pesanti, con il capo coperto con la testa di un orso e con i piedi appoggiati su una civetta piccola e grassa.
Solitamente, accanto alle sorgenti, si costruiva il tempio ed un complesso termale.
Nel santuario, si facevano offerte alle sorgenti e alla cisterna dell'acqua; a volte venivano gettate, come offerte, delle tavolette incise con formule di maledizione (una sorta di ex-voto, al contrario), ma, più che altro si usava gettarvi monete che venivano tagliate, per convalidarne l'uccisione rituale che le consacrava (e, nello stesso tempo, le rendeva non più utilizzabili come denaro).
Avendo origini sotterranee e nascoste, l'acqua era considerata in grande unione con l’aldilà e con il mondo delle fate. Per questo, nelle sorgenti, venivano "sacrificati" alle divinità le più belle armi e oggetti di valore e, a volte, i calderoni.
Anche gli stagni e i pozzi erano interpretati come "porte" verso i mondi invisibili ed incantati delle fate e degli Dei e a loro si facevano sacrifici: le misteriose profondità dell'acqua stimolavano la spiritualità degli uomini che la reputavano il mezzo di congiungimento con le divinità nascoste. Divinità che, spesso, avendo l'acqua caratteristiche femminili, erano esseri della stessa natura e venivano chiamate con innumerevoli nomi: Ninfe, Ondine, Lorelei, Nixie, Glaisting e molti altri. A volte venivano a loro attribuite doti soprannaturali e anche la capacità di esaudire i desideri degli uomini.
Erano femmine bellissime, ma con qualche particolarità, come quella d'avere una coda di pesce o di serpente.
Erano solite pettinarsi i lunghissimi capelli, con spazzole e pettini d’oro, avevano la voce soave ed incantatrice, più dolce di qualsiasi voce umana. Il loro complemento è sempre lo specchio, perché, come l’acqua, riflette e ... imprigiona.
Molte di queste creature acquatiche erano così belle da essere prese in moglie da uomini che se ne innamoravano follemente: ma questi matrimoni, a causa della curiosità o della gelosia del marito non riescivano a durare, anche se sembrava che l'unione fosse felice e allietata dai figli. Si racconta che la bella Melusina fu obbligata a tornare nel suo mondo fatato perchè il marito l’aveva guardata, nella giornata in cui periodicamente lei perdeva alcune fattezze umane per trasformarsi in un serpente nella parte inferiore del suo corpo.
Anche le Selkie, o fate-foca, hanno un simile destino: abbandonano la loro pelle sulla terraferma e si trasformano in splendide fanciulle, ma, se un uomo s'impossessa della loro pelle, le può prendere in moglie, anche se, appena esse ritroveranno la loro pelle di foca, lo abbandoneranno.
Le Gwared Annwn sono le fate gallesi che regnano sulle acque: a volte possono sposare un mortale, ma la perenne nostalgia del loro luogo di origine, le porta ad abbandonarlo.
Le ninfe delle acque chiamate Glaisting mantengono il duplice aspetto, umano e animale, esse sono metà donne e metà capre. Per nascondere questa caratteristica indossano una lunga veste verde e fluente: appaiono, così, bellissime e affascinanti e ammaliano gli uomini.
Dono differente hanno le Asrai, affascinanti creature che hanno la proprietà, se vengono catturate o esposte alla luce solare, di sciogliersi nell’acqua.
Nella mitologia nordica, le ondine erano le misteriose creature (simili alle sirene delle leggende greche) che abitavano i fiumi e che, a volte, ammaliavano gli uomini per farli annegare. Sono ricordate come bellissime donne, con la coda di pesce. Secondo le tradizioni, sono considerate esseri amichevoli o innocui, ma a volte anche maligni. Una celebre ondina "malevole" era Lorelei, che sedeva su una roccia del fiume Reno e distraeva i pescatori con il suo canto, affinché non si accorgessero dei pericoli della corrente, mentre, sono amichevoli le ondine che, nel Nibelungenlied, avvisano i Burgundi, che stanno attraversando il Danubio, della pericolosità del loro viaggio.
Come le sue creature, l'acqua è considerata come un simbolo positivo e benevolo quando é calma, ma è, anche, pericolosa, seppure rigenerante, se si presenta come inondazione (nella tradizione cristiana, il diluvio universale ha purificato la Terra e l'ha rigenerata).
Arch.Gigi Capriolo
gigi.capriolo@istitutocosmos.it
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