 L’antiquario statunitense Wilfrid Voynich nel 1912 rinvenne in un antico convento di Frati Gesuiti, Villa Mondragone a Frascati, un misterioso manoscritto vecchio di secoli che nessun esperto contemporaneo è riuscito ancora a decifrare.
Parecchi sono i misteri irrisolti che riguardano il manoscritto Voynich: l’autore, a che epoca esatta risalga e soprattutto la lingua sconosciuta impiegata, che neanche i moderni computer dei Servizi Segreti americani hanno saputo decifrare.
Si tratta di un piccolo libro di cm 22 x 16 composto da 102 fogli, per un totale di 204 facciate, sebbene sia stato riscontrato che ne siano stati strappati 14 fogli. il volume è corredato da parecchie illustrazioni a colori ed è diviso in più sezioni sezioni, tra le quali:
- Sezione I (pag 1-66) detta BOTANICA, con 113 disegni di piante non identificate
- Sezione II (pag.67/73) detta ASTRONOMICA, con 25 diagrammi che ricordano costellazioni e pianeti; si riconoscono anche alcuni segni zodiacali
- Sezione III (pag.75/86) detta BIOLOGICA, con 227 illustrazioni di donne nude in strane vasche contenenti liquido scuro
- Sezione IV (pag.87-102) detta FARMACOLOGICA, con centinaia di illustrazioni riguardanti radici, piante, ampolle e fiale.
Fra la sezione III e IV vi è un foglio ripiegato sei volte, raffigurante nove medaglioni con immagini varie. Infine una sezione che ricorda una sorta di indice.
In molti hanno tentato di decifrare la lingua sconosciuta del Voynich e sono state avanzate le più disparate ipotesi, da un misto di diverse lingue medioevali centroeuropee, ad un latino “camuffato”, alla lingua ucraina con le vocali rimosse e così via, senza però trovare una soluzione soddisfacente.
L’alfabeto usato è unico e sono state riconosciute 19/28 probabili lettere. In alcuni passi ci sono delle parole ripetute quattro o più volte consecutivamente, disposizione che non ha riscontri in qualsiasi lingua nota. Notevole anche la totale mancanza di errori ortografici o cancellature, cosa che è invece riscontrabile in qualunque altro manoscritto.
Nel 1976 William Bennett completò uno studio in materia , applicando la casistica alle lettere e alle parole del testo, mettendo in risalto il vocabolario limitato e il fatto che la ripetizione esagerata di intere parole suggeriva più una beffa che un codice criptato.
Nel 2004 lo studioso Gordon Rugg individuò un metodo che forse è stato impiegato dagli autori per produrre “rumore casuale” in forma di sillabe. Egli partì dall’idea che il testo fosse composto con metodi combinatori usati nel 1400 e 1600: uno di questi metodi era quello della cosiddetta Griglia di Cardano, ideata da Girolamo Cardano nel 1550. Comunque un’attenta analisi ha portato ad escludere che ci fosse un messaggio segreto codificato nel testo.
Come già detto, le ipotesi avanzate riguardo la provenienza del Manoscritto Voynich sono numerose: chi lo reputò opera di Ruggero Bacone, il misterioso filosofo-stregone del XIII sec.; chi lo ritiene redatto da Leonardo da Vinci; chi lo considera l’unica copia rimasta del manuale per il suicidio rituale dei Catari; chi pensa che sia stato scritto in una lingua non terrestre.
La teoria più recente, sempre di G.Rugg, è che il libro sarebbe ciò che rimane di una delle più antiche truffe della storia. Ciò che è certo è che l’imperatore Rodolfo II di Boemia acquistò il manoscritto nel 1666 per un’elevatissima somma di denaro. Per una strana coincidenza in quel periodo erano a Praga, residenti nello stesso castello, due personaggi controversi: Edward Kelly, uno spregiudicato avventuriero inglese e John Dee, un celebre mago e astrologo. Secondo Rugg i due potrebbero aver scritto il libro e averlo spacciato all’imperatore per un’opera del leggendario Bacone.
In definitiva, ancora oggi il Manoscritto Voynich è al centro di numerose interpretazioni e sicuramente ha tutti gli elementi per incuriosire il grande pubblico visto che compare in un popolare videogioco e che sia in uscita un romanzo su di esso. |