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ODONTOIATRIA BIOLOGICA METAL-FREE
C’è un aspetto della vita lavorativa del dentista che cercherò di chiarire, infatti: più preciso e conservativo vuole essere e più diventa difficile operare in bocca. Per spiegarmi meglio parlerò dei denti monconizzati, cioè dello sparti-acqua tra il dente otturato/limato, ma vivo, ed il dente devitalizzato.
 
Da dati statistici ufficiali, l’operazione di monconizzazione dei denti, è compiuta 8 milioni di volte in un anno sull’insieme delle persone che si recano negli studi odontoiatrici italiani.
Dovendo coprire un dente ogni dentista, olistico o allopatico che sia, sceglie l’opzione della capsula e che fa? Lo “prepara”. La “preparazione” per l’incapsulamento è veramente qualcosa di shockante per il dente, cui è letteralmente “tagliata la testa” per abbassarlo. In seguito gli è anche asportato lo strato protettivo di smalto che lo ricopre sino alla gengiva. Questa è un’operazione cruenta, che comporta la distruzione della corona anatomica naturale del dente (che spesso è sanissima) ma è purtroppo necessaria allo scopo di avere un’adeguata struttura portante per lo spessore della capsula: bisogna limare accuratamente e delicatamente il dente fino al colletto e, spesso, anche sotto l’orlo della gengiva, fino a renderne la superficie molto sottile.
Quanto sopra, vale per i denti che si desiderano tenere vitali ma, una pratica comune in odontoiatria allopatica, è quella di devitalizzare i denti che necessitano di una maggiore limatura. Infatti, nel momento in cui sono stati monconizzati, potrebbero far male e, comunque, si potrebbero auto-devitalizzerare in seguito.
 
L’alternativa alla monconizzazione è la ricostruzione. La ricostruzione ha i vantaggi che:
  • non richiede la devitalizzazione,
  • non richiede l’abbassare ed il limare parti non compromesse del dente,
  • porta ad una spesa sostanzialmente inferiore per il paziente.
 
Tuttavia, non sempre è possibile ricostruire ma bisogna, alcune volte, monconizzare comunque.
 
La differenza tra “capsula su moncone” e “ricostruzione del dente” è la sua realizzazione tecnica: per fare una buona ricostruzione è richiesta attenzione, pazienza e, soprattutto, molto tempo. In ogni caso, bisogna sapere che, la vita naturale dei denti può essere compromessa e “deviata” artificialmente, dalla comune pratica odontoiatrica.
 
D’altra parte, se non esistesse differenza nell’impegno per la realizzazione, probabilmente a nessuno verrebbe in mente che, per coprire un dente sano, questo debba necessariamente essere ridotto a radice e, per far questo, magari anche devitalizzato. Infatti, si eseguirebbero solo ricostruzioni quali: intarsi in composito poli-ceramico, ma anche in ceramica, o ricostruzioni in composito tradizionale.
Limare il dente, abbassarlo, prepararlo con il trapano, non ha mai realmente senso se solo vi fossero delle alternative più conservative! Se esiste ancora del tessuto dentale, anche pochissimo, questo potrebbe e dovrebbe essere mantenuto e “ristrutturato” eseguendo una sapiente ricostruzione.
 
Pertanto, la capsula che ricopre il dente, dal punto di vista della conservazione del materiale biologico sano, ha senso SOLO quando esso è già ridotto ad una radice. Ribadisco che, in ogni altro caso, se esiste ancora del tessuto dentale, anche pochissimo, questo dovrebbe essere mantenuto e conservato il più possibile!
 
Alcuni sfortunati possessori di denti monconizzati sanno benissino il perché di una serie di visite dal dentista: se i bordi della corona sono posizionati sotto gengiva, questa può gonfiarsi o ritrarsi; così aumenta la possibilità di infiltrazione del cibo, il consolidamento della placca e, quindi, un maggior pericolo di carie e malattie gengivali. Per di più, devitalizzare sempre e comunque era la prassi di un tempo. Oggi si è scoperto che, una volta devitalizzato, il dente si sgretola molto più rapidamente rispetto ad un dente sano, per cui la vitalità del dente è un patrimonio da salvaguardare assolutamente.
 
Ma come riuscire ad impedire che il vostro dentista riduca inutilmente qualcuno dei vostri denti a moncone?
Semplice, basta chiedere le alternative (che certamente conosce) e farle applicare alla vostra bocca. Normalmente, la scelta terapeutica compiuta del dentista per il vostro caso avviene senza che voi sappiate nulla, perché non conoscete le scelte possibili e le varie “scuole di pensiero”: ma basta chiederle!
Un esempio pratico e discriminante è: il vostro dentista conosce e, fa uso, dei sistemi di ingrandimento quali: microscopio, occhialini, telecamera, maxi-schermo, ecc?. Sappiate che, occhi di falco a parte, se il dentista vede meglio ed ingrandito, ha un maggior controllo e può salvaguardare più tessuto sano.
 
Denti sani come appoggio per ponti?
 
Ecco un esempio classico in odontoiatria: manca il dente 6° inferiore (il 1° molare è considerato la “chiave di volta” della bocca), spesso perso in età giovanile e, l’elemento mancante, è in mezzo a due denti sani.
Che fare ora, se si intende ripristinare la masticazione per problemi di statica mandibolare e/o scheletrica?
E’ evidente che l’utilizzo della ceramica su metallo ed anche di quella integrale e/o dello zirconio, conduce ad una consistente riduzione, con la fresa, dei due denti sani adiacenti. Tanto più si vorrà usare la ceramica integrale, con o senza basi metalliche, quanto più sarà necessario effettuare una “preparazione adeguata”. Nella terminologia odontoiatrica, “preparazione adeguata”, significa ridurre di molto la forma naturale del dente e magari devitalizzarlo! Se, dopo avervelo spiegato, voi rifiutate l’intervento di preparazione, il dentista allora esordirà: “Deciditi, preferisci fare l’implantologia, o vuoi rovinare i denti sani a fianco?” Dalla padella nella brace!
 
Dovendo eseguire un ponte, con la priorità di non compromettere gravemente i denti sani, le opzioni sono le seguenti: i ponti “california”, i ponti “maryland” metallici e le protesi metal-free in composito poli-ceramico strutturato che richiedono, entrambi, pochissima abrasione dello smalto del dente a fianco (anzi, lo smalto deve assolutamente rimanere per garantire l’adesione del manufatto al dente).
Quali metalli è possibile utilizzare per l’esecuzione di un california/maryland-bridge? Vi sono: il nichel-cromo, che è da escludere per i problemi legati all’uso di nichel, poi il cromo-cobalto che è altrettanto da evitare per il cromo che è risultato un metallo aggressivo o sensibilizzante, oppure l’oro galvanico. A questo punto il dentista, veramente spazientito, solleciterà più o meno così la vostra decisione: “Allora, deciditi: vuoi evitare i metalli o preservare materiale dentale sano?” Ardua scelta, vero?
 
E’ necessario sapere che per eseguire un ponte, la scelta possibile è solo tra le seguenti tecniche:
 
1.       intervento poco invasivo: si utilizzano i ponti “maryland” o “california”. Dei micro-intarsi sono alloggiati nei solchi e nello spessore dello smalto. L’adesione è costituita da composito adesivo e di oro galvanico, rivestito esternamente. Il rischio è la tenuta a lunga distanza in quanto, sono solo “incollati” al dente; 
2.       intervento quasi sempre poco invasivo e compromesso ideale, per la tenuta e la durata è: il composito poli-ceramico strutturato, senza alcuna base metallica. E’ incollato tramite l’adesione di composito fluido;
3.       se i denti a fianco sono sani, l’intervento più invasivo è la preparazione, non troppo marcata, dei denti per alloggiarci un ponte in metallo-ceramica o anche in ceramica integrale (senza struttura in metallo).
 
Le tecniche sono state elencate in ordine crescente in quanto a riduzione del dente sano: il massimo di preparazione devastante è necessaria per piazzare la ceramica integrale senza metallo ed, in alcuni casi, anche con il “california bridge” comunque, secondo i casi, il minimo di riduzione si ottiene con il composito.
 
 
Metalli in bocca: quali problemi possono causare?
 
Forse non tutti lo sanno ma, alcuni persone, hanno particolari necessità: sono allergici ai metalli, anche all’oro giallo che, a volte si può usare a volte no, al nichel e ad altri metalli non nobili, compreso il titanio, che perciò sono assolutamente da escludere. Queste persone, che sono coscienti del problema avendolo vissuto dolorosamente sulla propria pelle, sono in grado di spiegare perfettamente ai dentisti quali e quanti problemi di salute hanno avuto in corrispondenza di precedenti trattamenti odontoiatrici e che, vorrebbero non incorrere in altri “incidenti” legati all’uso dei metalli in bocca.
 
Spesso, i dentisti poco informati, li rassicurano dicendo che non c’è nessun problema in quanto usano metalli che non danno alcun tipo di reazione. Rassicurati, i pazienti iniziano i trattamenti odontoiatrici: i dentisti fissano ai denti residui tutta una serie di manufatti e ponti che, a loro dire, oltre alla ceramica contengono solo oro e nessun altro metallo.
 
Passa qualche anno, a seguito di una visita per continui malesseri, l’omeopata fa notare a qualche paziente che i numerosi metalli delle protesi fisse causano una attività galvanica ed intolleranza verso questi materiali.
 
Allora, i pazienti tornano sconfortati dal loro dentista e gli descrivono la visita dall’omeopata, illustrando i loro problemi di salute e, dopo notevoli insistenze, riescono ad avere le fotocopie dei “bugiardini” (le schede tecniche che dovrebbero essere consegnate insieme con le protesi), dei materiali usati dai dentisti; con loro sorpresa apprendono che c’era veramente di tutto nelle leghe che hanno in bocca:
 
le basi metalliche per ponti, di solito, sono costituite da:
 
·         alluminio (15%), stagno (12%), cromo (1%), nichel (1%), vanadio, manganese, zinco;
·         oro (39%), palladio (35%), argento (19.5%), stagno (5%), platino (1%), iridio (1%), rutenio (1%), indio (0.5%);
·         palladio (25%), argento (70%), rame (1%), stagno (1%), iridio (1%), indio (2.8%), zinco (1.4%)
 
gli “scheletri” metallici degli apparecchi mobili, di solito, sono costituiti da:
·         palladio (63.5%), cromo (28%), molibdeno (6.5%), manganese (0.6%)
 
In realtà, il termine “manufatto in oro-ceramica”, che è riportato nel foglietto del consenso informato e nel certificato di conformità alle norme europee, destinati appositamente al paziente e previsti dalla legge, serve per spacciare qualsiasi cosa: infatti, non è detto che il lavoro dentale non possa contenere; rame, cadmio, palladio, cromo, ecc. ecc., spesso, ad insaputa anche del dentista!!!
Questi metalli, altamente allergizzanti, sono sempre contenuti nelle basi per ponti e nei perni cosiddetti aurei.
 
Attenzione: se il dentista nel consenso informato e/o nel certificato di conformità CEE, scrive: “protesi in oro-ceramica” e non vi consegna il bugiardino, è quasi sicuro che la lega d’oro che ha utilizzato per voi è mescolato ad altri metalli, così come lo è il 99% dei prodotti odontoiatrici simili presenti oggi sul mercato.
Riflettete: se il dentista stesse usando l’oro puro al 99%, cioè “oro galvanico”, questa scritta apparirebbe in “bella evidenza” nei documenti ufficiali in quanto, quelli che lo usano veramente, lo mostrano con vanto!
 
Dal momento che si possono ottenere manufatti protesici con una durezza superiore, solo mischiando il 40% di oro ad altri metalli, sono sempre più diffuse le leghe che contengono di “tutto”. Sentirete citarle anche dal dentista quali, leghe: “platinate”, “palladiate”, oppure “non nobili” e/o semi-preziose (se contengono in elevate percentuali rame, cromo e altri metalli dal potenziale elettrico positivo).
C’è da osservare che, all’avvento dell’odontoiatria moderna, vi erano solo le leghe platinate. Poi s’intravide l’opportunità di sottrarre del platino (costosissimo) e di sostituirlo con il palladio (a basso costo). Maggiore era la percentuale di sostituzione del platino con il palladio, più si risparmiava sul materiale di partenza.
Purtroppo, il palladio ha, notoriamente, l’elevata potenzialità di inibire gli enzimi inoltre, ha la capacità di indurre sensibilizzazioni nel tempo.
I tedeschi ci avvertono da anni degli effetti nocivi del palladio. La Svizzera, qualche anno fa, bandì il palladio dalle protesi (ancora prima che l’amalgama per le otturazioni).
Oggi, molti omeopati anche in Italia, essendo a conoscenza della spinosa questione, iniziano a testare il palladio, trovando sempre dei problemi generati da esso.
 
Se proprio il vostro dentista vuole usare dell’oro, oppure anche dell’oro platinato fate attenzione che, almeno, non vi sia del palladio nella lega (fatevelo scrivere….!).
UMBERTO GALBIATI
 
P.S.: contattando l’autore o andando alla pagina  http://www.odontolistic.it/ è possibile sapere se, nella propria zona, sono presenti dentisti che utilizzano le sopraccitate metodiche odontolistiche (cioè di odontoiatria olistica-bioterapica-naturale).